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«Da Gaza a Berlino, la lotta continua»

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Pubblichiamo un appello di solidarietà a quattro compagn* che rischiano l’immediata deportazione politica dalla Germania per il solo fatto di aver partecipato alle manifestazioni di solidarietà alla resistenza palestinese.

Già prima del 7 ottobre 2023 lo Stato tedesco applicava una particolare repressione contro campagne, organizzazioni, movimenti che si posizionano decisamente al fianco del popolo palestinese contro l’occupazione coloniale dello Stato di Israele. Questa politica si basa su una particolare relazione della Germania con Israele sviluppatasi alla fine della seconda guerra mondiale e divenuta una vera e propria “ragione di Stato” e senso comune in Germania. Il 7 ottobre ha solo accelerato questa violenta repressione che, ora, ispira anche altri governi occidentali. Anche in Italia i casi di Anan, Ali e Mansour si iscrivono in un contesto di forte limitazione dello spazio democratico nel contesto delle mobilitazioni per la Palestina. 

Esprimiamo la nostra più profonda solidarietà alle quattro compagn* e a tutto il movimento per la Palestina in tutto il mondo che con l’intensificarsi dello sterminio del popolo palestinese – sia a Gaza che in Cisgiordania – sta ulteriormente subendo silenziamento, repressione e violenza.

Vi invitiamo a seguire e supportare l’associazione 3ezwa fondata proprio per garantire supporto per le spese legali di coloro che sono brutalizzati e criminalizzati dallo Stato tedesco. Ulteriori approfondimenti qui, qui e qui.

«Ci sedemmo dalla parte del torto perché gli altri posti erano occupati» (Bertolt Brecht)

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Siamo quattro attivist* – tre cittadini dell’UE e un cittadin* Statunitense – che rischiano la deportazione dalla Germania, con l’ordine di lasciare il paese entro il 21 Aprile 2025.

Per l’unico motivo di aver protestato contro la complicità della Germania nel genocidio in corso in Palestina.

La Senatsverwaltung für Inneres und Sport (Dipartimento del Senato per gli Affari Interni e lo Sport – SenInnSport) di Berlino ha ordinato la nostra espulsione, accusandoci arbitrariamente di “antisemitismo” e di supportare “organizzazioni terroristiche”, facendo riferimento a Haraket-al-Muqawameh al-Islamiyyeh (Movimento di Resistenza Islamico) o Hamas, e alle sue “organizzazioni di facciata in Germania e in Europa”. Nessuno di noi ha precedenti penali.

Questa non è giustizia: il Landesamt für Einwanderung (LEA – Ufficio Statale per l’Immigrazione) inizialmente aveva respinto l’ordine, riconoscendone la mancanza di basi legali, ma è stato costretto a conformarsi sotto la pressione politica della SenInnSport. Gli ordini di deportazione sono stati firmati dal direttore del LEA, Engelhard Mazanke.

Non è la prima volta che la Germania strumentalizza la legge sulla migrazione come strumento repressivo.

Dal mese di Ottobre 2023, l’Ufficio Federale Tedesco per la Migrazione e i Rifugiati ha congelato illegalmente l’elaborazione di tutte le richieste di asilo dei palestinesi provenienti da Gaza, sostenendo che “gli eventi attuali [a Gaza] sono costantemente poco chiari e difficili da valutare”– in diretta contraddizione con i tribunali tedeschi, che hanno esplicitamente affermato che chiunque sia a Gaza è esposto a una minaccia diretta alla propria vita.

Nel frattempo, la propaganda razzista anti-migranti e anti-araba nei media costruisce il consenso per deportazioni mirate, principalmente di palestinesi.

La violenza incontrollata della polizia va di pari passo con questo uso repressivo della legge sull’immigrazione per silenziare le voci pro-palestinesi e il dissenso politico. Arresti arbitrari durante le manifestazioni, combinati con accuse false, vengono utilizzati come pretesto per giustificare misure di deportazione extragiudiziali, aggirando qualsiasi nozione di processo giudiziario indipendente e di Stato di diritto.

La revoca da parte della Germania di un visto studentesco e del diritto alla libera circolazione nell’UE per tre cittadini europei rappresenta un’escalation senza precedenti con conseguenze gravissime.

Questo richiama in parallelo il metodo dell’amministrazione Trump di utilizzare la deportazione come strumento repressivo contro i residenti negli Stati Uniti che esercitano il loro diritto alla libertà di parola.

Anche la Grecia sta tentando misure simili contro nove attivisti dell’UE e del Regno Unito, sebbene tutte le accuse penali contro di loro siano cadute.

Queste escalation dovrebbero allarmare tutti i movimenti che combattono la violenza di Stato, ovunque.

La nostra deportazione è un atto politico – un tentativo di intimidire un intero movimento.

Privandoci della nostra libertà di movimento, la Germania intensifica la repressione delle voci pro-palestinesi, colpendo in modo sproporzionato le comunità palestinesi, musulmane e arabe.

Nei documenti di deportazione, il LEA apre con una dichiarazione che descrive gli eventi del 7 ottobre attraverso il concetto tedesco di Staatsräson (ragione di Stato) – una dottrina che sancisce il sostegno incondizionato a Israele, indipendentemente dalle sue sistematiche violazioni dei diritti umani e crimini di guerra.

La stessa Staatsräson che è stata usata per giustifi care la complicità della Germania nel genocidio in corso, mentre reprime sistematicamente qualsiasi critica al progetto coloniale di insediamento di Israele in atto da 77 anni e la pulizia etnica e l’odierno massacro, sfollamento e la privazione forzata di cibo nei confronti del popolo palestinese.

Condanniamo categoricamente la complicità della Germania nel genocidio e respingiamo queste misure illegali.

Con il nostro team legale, combatteremo questa deportazione fino alle più alte corti di giustizia. Siamo solidali con tutti coloro – sia in Germania che nel mondo – che affrontano persecuzioni per essersi schierati dalla parte giusta della Storia.

Da Gaza a Berlino, la lotta continua.

Nessuna deportazione ci fermerà.

Fino alla fine, la Palestina sarà libera!

Kasia Wlaszczyk (Polonia)
Shane O’ Brien (Irlanda)
Roberta Murrey (Irlanda)
Cooper Longbottom (USA)

Contatto: stoppoliticaldeportations@pm.me

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