Nell’articolo che segue, Adam Hanieh – docente di Economia politica e Sviluppo globale all’Università di Exeter – analizza il fenomeno delle migrazioni a partire dal suo ritorno al centro del dibattito politico con l’ascesa delle destre a livello mondiale. Il testo è stato scritto nel 2018, nel pieno del primo mandato di Donald Trump, ma ciò non toglie che quanto Hanieh discute, a partire dalla retorica dello stesso Trump, conserva tutta la sua attualità.
Molti si limitano a leggere il fenomeno migratorio come un effetto ideologico dello sciovinismo e della ripresa della dottrina protezionista che in più parti del mondo si fanno strada oppure come una conseguenza secondaria dell’economia globale. Diversamente, Hanieh vede nei processi migratori un elemento interno e non marginale del funzionamento dei processi capitalistici su scala globale – generato dal movimento del capitale e che, a sua volta, è costitutivo delle forme concrete del capitalismo stesso – e riconosce la migrazione come parte essenziale nei processi di formazione delle classi, sia lavoratrice che borghese, tanto a livello nazionale che internazionale. Solo da questa prospettiva si comprendono le funzioni e gli effetti del recente aumento del razzismo e della xenofobia e i profondi cambiamenti nel funzionamento e nella gestione dei confini in gran parte del mondo.
L’articolo è stato originariamente pubblicato in inglese su Socialist Register, con il titolo “The Contradictions of Global Migration”. L’abbiamo tradotto e pubblicato per la prima volta in italiano, in formato opuscolo liberamente scaricabile.